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22 marzo 2014

Il reddito d’impresa: principio di competenza e di derivazione

Il reddito d’impresa: principio di competenza e di derivazione

 

La disciplina del reddito d'impresa si applica a tutti gli imprenditori, individuali e collettivi, che esercitano l'impresa commerciale ai sensi dell'art. 55 T.U.I.R.

Due fondamentali principi di determinazione del reddito d'impresa sono la competenza e la derivazione.

Il principio di competenza prevede che tutte le componenti del reddito d'impresa, positive e negative, debbano essere iscritte nel conto economico in funzione del momento di maturazione, cioè nel momento in cui si verifica il fatto economico-gestionale da cui deriva il componente reddituale. [F. Tesauro, Istituzioni di diritto Tributario- parte speciale, 2011, 103.]

Il ricavo, il costo e ogni altro componente determinante del reddito viene imputato e quindi contabilizzato per competenza, cioè nel momento in cui matura temporalmente (competenza temporale), indipendentemente dalla eventuale manifestazione numeraria (esempio: una spesa) , cioè finanziaria, di quel componente di reddito.

L'importanza del principio è ictu oculi (a colpo d’occhio) evidente anzitutto per la corretta imputazione di un componente a bilancio; inoltre tale principio consente di comprendere al lettore del bilancio, ad esempio un terzo, un creditore, un qualsiasi soggetto “interessato”, quanto reddito abbia generato una determinata società nell'esercizio di riferimento.

Chiaramente il risultato economico prodotto quasi mai corrisponde alla disponibilità finanziaria della società al momento di chiusura del bilancio, ma riflette la capacità di creare reddito della medesima.

L'impresa, come noto, è ispirata a criteri di going concern, cui fanno riferimento le norme del bilancio civilistico.

In una realtà complessa come è quella dell'impresa non è opportuno, secondo il legislatore italiano, riferirsi solo al risultato finanziario in quanto la conoscenza della situazione finanziaria, in altre parole della liquidità assorbita, generata e disponibile all'impresa - sebbene costituisca un aspetto rilevantissimo, soprattutto in congiunture economiche come quelle attuali - non informa opportunamente il soggetto terzo sulla reale capacità della società di creare reddito.

In effetti, è di dominio pubblico di come la dinamica finanziaria, la gestione dei rapporti con le banche, i pagamenti ai fornitori e degli incassi dai clienti sia un aspetto fortemente dinamico e mutevole a seconda delle necessità momentanee dell'impresa.

Tutt'altro è la creazione di valore, la “struttura”, il know-how, il posizionamento di mercato e tutti quei fattori economico aziendali che contribuiscono alla crescita dell'impresa, e quindi alla sua capacità di generare reddito.

Per completezza è opportuno specificare che negli ultimi anni si è affermata, in funzione anche dei Principi Contabili Internazionali, la necessità o quantomeno l'auspicabilità della descrizione puntuale non solo della capacità di creare reddito, ma anche della capacità dell'impresa di generare flussi di cassa.

In un economia di forte indisponibilità finanziaria, la capacità d'impresa di generare flussi cassa è pertanto uno dei fattori che  sta acquisendo sempre maggiore importanza nella valutazione di una società, anche e soprattutto nella gestione dei rapporti bancari.

E' proprio la capacità di creare cash flow, a volte anche a discapito parziale della considerazione del valore economico.

Altro fondamentale principio, squisitamente reddituale, è quello della derivazione del reddito fiscale da quello civilistico.

Il principio di derivazione prevede che il punto di partenza del calcolo del reddito imponibile sia il risultato del conto economico. [F. Tesauro, Istituzioni di diritto Tributario- parte speciale, 2011, 95]

In sostanza, secondo l'art. 83 T.U.I.R., il reddito complessivo della società è determinato apportando al risultato prima delle imposte del conto economico, cioè l'utile o la perdita ante imposte, le opportune variazioni (fiscali) in aumento o diminuzione previste dalla legge fiscale.

Una volta determinato il reddito fiscale e quindi l'imposizione da scontare nel periodo d'imposta, questo risultato viene reinserito nel pertanto  alla voce 22: “imposte sul reddito dell'esercizio, correnti, differite e anticipate”.

Infine, sottraendolo al risultato prima delle imposte, il redattore di bilancio “chiude” definitivamente il conto economico e determina il risultato finale (netto), positivo o negativo, della società.

Dr. Federico Rosati

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