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Che cavolo c’entrano i porcospini con l’aula? Boh chiedetelo a Schopenhauer.

Porcospino

Che cavolo c’entrano i porcospini con l’aula? Boh chiedetelo a Schopenhauer!

Si ok, è un po’ tirato l’esempio, non li ha esattamente immaginati in aula lui, è una metafora utilizzata nell’ambito della formazione degli adulti per introdurre il concetto di gruppo e le sue dinamiche.

E quando ci troviamo ad aver a che fare con una dinamica di gruppo?

Ogni volta che lavoriamo insieme sicuramente, e finché non siete voi a gestire il gruppo dei porcospini può interessarvi poco, ma alcuni di noi si trovano a gestire un team, e già in questo caso dei porcospini ci interessa di più. Però ancora di più ci riguarda questa storia dei porcospini  (si ora ve la racconto) quando abbiamo la responsabilità di  un gruppo  in quando conduttori di un training.

Ora  finalmente vi dico dei porcospini: 

“In una fredda giornata d’inverno un gruppo di porcospini si rifugia in una grotta e per proteggersi dal freddo si stringono vicini. Ben presto però sentono le spine reciproche e il dolore li costringe ad allontanarsi l’uno dall’altro. Quando poi il bisogno di riscaldarsi li porta di nuovo ad avvicinarsi si pungono di nuovo e ripetono più volte questi tentativi, sballottati avanti indietro tra due mali che non trovano quella moderata distanza reciproca che rappresenta la migliore posizione, quella giusta distanza che consente loro di scaldarsi e nello stesso tempo di non farsi male reciprocamente”. Shopenhauer

Primo compito che il conduttore del training è chiamato ad assolvere è preparare per i partecipanti al suo corso quella grotta in cui tutti  possano ripararsi dal freddo, stare in contatto gli uni con gli altri senza nuocersi, salvaguardando quella giusta distanza che consenta loro di rispettarsi e di alimentare il cervello introducendo nuove competenze e consapevolezza delle loro potenzialità.  Ora avete capito la metafora?

Maria Lisa Platania | Manager Academy