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Le CAR-T
Sono ormai molti anni che la medicina e la società in generale ripongono molte aspettative su un nuovo tipo di terapia innovativa per la cura di alcuni tipi di patologie oncologiche.
L’idea di ingegnerizzare le cellule T a fine terapeutico risale ad oltre 20 anni fa, quando i ricercatori iniziarono ad osservare ottimi risultati da esperimenti in vitro. Il passaggio dal bancone del laboratorio alla ricerca clinica è stato quindi piuttosto veloce, anche grazie alla corsia preferenziale adottata dalla FDA (l’Ente regolatore del Farmaco negli USA) nel dare il via libera all’uso di questa terapia.
A testimonianza di tutto ciò l’immagine qui sotto mostra proprio come sia i lavori pubblicati su riviste peer-review focalizzati sui trial clinici con CAR-T stiano crescendo in maniera esponenziale.
Andiamo un po’ a vedere nel dettaglio i motivi del clamore mediatico creatosi intorno ad uno dei più promettenti filoni di ricerca della medicina moderna.
Cosa sono le CAR-T?
L’acronimo deriva dall’inglese Chimeric Antigen Receptor T-cell (cellule CAR T) che si riferisce a cellule ingegnerizzate e descrive un complesso procedimento in cui alcune cellule del sistema immunitario vengono prelevate dal paziente, geneticamente modificate in laboratorio per poter riconoscere le cellule tumorali e poi re infuse nello stesso paziente. Si tratta quindi di un nuovo e complesso approccio terapeutico, potenzialmente in grado di aggredire tutti i tipi di tumori, siano essi solidi oppure liquidi (Linfomi e Leucemie).
I protagonisti di questo processo sono i Linfociti T del nostro sistema immunitario, cellule che normalmente combattono le minacce portate da agenti patogeni esterni come virus o da altre cellule maligne presenti nell’organismo. I tumori, in molti casi, riescono purtroppo ad eludere la risposta del sistema immunitario “mimetizzandosi” e proliferando in maniera incontrollata portando alla progressione della malattia. I CAR-T sono i linfociti T ingegnerizzati, dotati di un sistema di riconoscimento, il cosiddetto recettore chimerico, ad alcuni tipi di cellule tumorali.
Nell’immagine sottostante sono mostrati i vari passaggi che la compongono.
Come funziona la terapia
I linfociti T del paziente vengono prelevati, modificati ad hoc in modo da poter riconoscere uno specifico antigene tumorale e fatti espandere, cioè aumentati di numero, in laboratorio. Vengono reintrodotti nel corpo del paziente, che nel frattempo è stato trattato con una forma di chemioterapia per eliminare le cellule del suo sistema immunitario evitando problemi di rigetto e lasciando campo libero alle cellule chimeriche.
Se il trattamento va a buon fine, le cellule ingegnerizzate possono restare nell’organismo anche per mesi dopo la somministrazione, svolgendo l’attività per cui sono state programmate e continuando a difendere l’organismo da possibili recidive tumorali, risparmiando le cellule sane.
La procedura è personalizzata, perché ad essere trattate sono le cellule di ogni singolo paziente.
Questo processo, incredibilmente sofisticato dal punto di vista biologico e tecnologico richiede in tutto un mese di tempo dalla leucaferesi alla reinfusione.
Campi applicativi
I migliori risultati sono stati finora ottenuti contro alcuni tumori del sangue, in particolare leucemie e linfomi di tipo B. A partire dal 2018 sono state approvate in Europa le prime terapie a base di CAR-T per la leucemia linfoblastica acuta a cellule B e per il linfoma B a grandi cellule.
La sperimentazione sull’uomo è in corso anche per altri tumori del sangue, come la leucemia mieloide acuta e il mieloma multiplo, ed è in fase preclinica per alcuni tumori solidi, tra cui quello della mammella, del pancreas, del polmone, del cervello, di testa e collo.
Matteo Basilissi | Senior Consultant
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