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Le Terapie Avanzate: Terapia Genica
Sempre più spesso in medicina viene proposto l’uso, con finalità terapeutiche, di cellule, geni, organi e tessuti, modificati e non. Tutto questo ampio spettro di proposte innovative viene classificato come “Advanced Therapeutic Medicinal Products” (ATMPs), ossia Prodotti Medicinali di Terapia Avanzata.
Gli ATMPs differiscono molto dai farmaci tradizionali in quanto il materiale di partenza è di origine biologica. Generalmente umana (cellule o tessuti di donatori sani o di pazienti) e possono essere suddivisi in quattro tipologie:
- Farmaci di Terapia Genica, quando hanno l’obiettivo di trattare malattie causate da geni difettosi. In questo caso il “farmaco” è il DNA o RNA (si parla quindi di terapie a RNA);
- Farmaci di Terapia Cellulare Somatica, quando sono composti di cellule o tessuti manipolati in vitro al fine di cambiarne le proprietà biologiche;
- Farmaci di Ingegnerizzazione dei Tessuti, quando contengono cellule o tessuti che possono rigenerare o riparare dei tessuti umani;
- ATMPs combinati, che contengono uno o più dispositivi medici come parte integrante del farmaco, per esempio cellule poste su supporti inerti.
Tra le diverse terapie avanzate e di precisione, “la Terapia Genica” è una delle prime ad essere stata ideate e ha l’obiettivo di trattare una patologia mirando direttamente alle sue basi genetiche. E’ progettata per introdurre materiale genetico nelle cellule in modo da compensare o correggere i geni anormali causa di malattia. Se un gene mutato provoca un danno o la scomparsa di una proteina necessaria, la terapia genica è in grado di introdurre una copia normale del gene e di ripristinare la funzione della proteina in questione.
Esistono due principali modalità di somministrazione per la terapia genica: “in vivo” ed “ex vivo”.
- Nel primo caso (“IN VIVO”) il cosiddetto “gene terapeutico” viene somministrato direttamente nell’organismo del paziente, mediante un’iniezione per via locale (organo bersaglio) o per via sistemica (nella circolazione sanguigna).
- Nel secondo caso (“EX VIVO”) invece, la correzione avviene all’esterno dell’organismo del paziente: le cellule bersaglio vengono prelevate dal paziente, modificate geneticamente, e reintrodotte nel paziente stesso. Per veicolare il “gene terapeutico”, all’interno delle cellule o dell’organismo, si utilizzano generalmente dei vettori virali.
Il potenziale della terapia genica è di enorme portata poiché potrebbe rappresentare una cura definitiva per tutta una serie di gravissime malattie per cui oggi non esistono valide opzioni terapeutiche o che richiedono terapie croniche.
Il concetto di terapia genica, concepita come trattamento mirato solo alle malattie ereditarie, nasce alla fine degli anni ‘80 grazie alle nuove tecniche del DNA ricombinante. Solo negli ultimi anni però, con il sequenziamento del genoma e l’avanzare delle biotecnologie, si sono cominciati a vedere i primi importanti risultati con l’estensione dell’applicazione anche nei casi di patologie “acquisite”.
I risultati positivi, ottenuti con la sperimentazione sull’uomo, hanno permesso l’ottenimento dell’autorizzazione delle prime terapie geniche da parte dell’EMA (European Medicines Agency) in Europa e dell’FDA (Food and Drug Administration) negli Stati Uniti.
Nel 2017 è giunto un flusso costante di risultati clinici incoraggianti, con progressi nelle terapie geniche per l’emofilia, l’anemia falciforme e la cecità. Ancora per diverse malattie neurodegenerative, una serie di altre patologie genetiche ed anche tumori del midollo osseo e dei linfonodi.
La prossima sfida sarà la sostenibilità di tali terapie. Negli ultimi anni sono stati diversi i dibattiti dal punto di vista dell’applicazione clinica e non solo. La bioetica, i costi e non solo, poiché le terapie avanzate necessitano di un ”modello innovativo” che potrebbe richiedere grandi cambiamenti nella gestione standard del processo di ricerca, sperimentazione, autorizzazione e accesso.
Krizia Ferrarese | Senior Consulting
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