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Analisi Nitrosammine: che strumenti analitici utilizzare?
In questo momento la presenza delle Nitrosammine nei prodotti è un argomento caldo che genera continua discussione nel mondo farmaceutico. La naturale conseguenza è che lo scenario regolatorio si modifica in modo molto rapido. Lo dimostra il recente articolo sugli stimoli (“stimuli article”, fonte: https://www.gmp-compliance.org/gmp-news/nitrosamines-in-elastomers) pubblicato sul Pharmacopeial Forum (PF) 45(6), che propone un aggiornamento del capitolo USP <381> che si occupa degli elastomeri usati come imballaggi e sistemi di delivery di iniettabili.
Attualmente i capitoli USP <381>, <382>, <1381> e <1382> affrontano vari aspetti relativi all’impiego degli elastomeri ma strettamente per quanto riguarda i prodotti iniettabili. L’articolo sugli stimoli si propone di estendere la copertura anche ai prodotti inalatori; al suo interno si affronta anche l’argomento della presenza delle nitrosammine negli elastomeri: secondo l’articolo nella composizione della gomma si possono formare “agenti nitrosanti”, in particolare ammine secondarie, da acceleratori di vulcanizzazione come tiurami e ditiocarbammati (approfondimento chimico nitrosammine m-squared).
Pertanto, viene proposto di aggiungere test e criteri di accettazione specifici per analisi nitrosammine all’elenco dei test chimico-fisici nel <381>. Il metodo analitico proposto si basa sul ASTM F1313, che descrive la determinazione di sei N-nitrosammine volatili che sono anche elencate nel capitolo USP <1664.1> (Orally Inhaled and Nasal Drug Products): N-nitrosodibutilammina (NDBA), N-nitrosodietilammina (NDEA), N-nitrosodimetilammina (NDMA), N-nitrosomorfolina (NMOR), N-nitrosopiperidina (NPIP), N-nitrosopirrolidina (NPYR).
Il metodo ASTM F1313 si applica al contenuto di nitrosammina nella gomma utilizzata nella fabbricazione di capezzoli per i biberon dei bambini e limita il contenuto di nitrosammine a 10 ppb per sostanza, con una quantità totale non superiore a 20 ppb. Il tutto si basa su una omogeneizzazione del campione con aggiunta di azoto liquido, seguita da estrazione di Soxhlet con diclorometano. La la quantità di nitrosammine nel materiale è quindi misurata attraverso rivelatori a chemiluminescenza di azoto (NCD) o analizzatore di energia termica (TEA).
Quali strumenti analitici possono essere impiegati nei laboratori per affrontare l’analisi di queste sostanze? I metodi di rivelazione sono essenzialmente i seguenti:
- rilevatore di chemiluminescenza di azoto (NCD)
- analizzatore di energia termica (TEA)
- metodi spettrofotometrici UV-Vis per nitriti e nitrati
- analisi GC-MS o HPLC
Per quanto riguarda le prime due soluzioni, NCD e TEA, si tratta di rivelatori dotati di selettività e sensibilità elevata per le nitrosammine. Hanno altresì un impiego molto specifico, quindi sono pochi i laboratori che li possiedono. La ricerca di nitriti e nitrati tramite spettrofotometro ha il vantaggio di essere a basso costo, molto semplice ed attuabile praticamente da tutti i laboratori; tuttavia i limiti di rivelabilità sono molto alti (ppm), inadeguati agli standard richiesti da EMA e FDA. Sono anche aspecifici in quanto determinano tutto l’azoto nitrico e nitroso.
Le analisi GC e HPLC accoppiate con rivelatore di massa (MS) sono sicuramente lo strumento migliore a disposizione in laboratorio per quanto riguarda selettività e limiti di rilevabilità. Tuttavia sarà probabilmente necessario mettere a punto metodi specifici per nitrosammine, che partano dal campionamento, per raggiungere i limiti (ancora temporanei) richiesti dalle autorità (0,082 ppm per NDEA in Valsartan il più basso).
Andrea Pedna | Senior Consultant
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